
Atene, la citt protagonista.
L'et di Pericle.
Protagonista di una fase di straordinario splendore filosofico fu
l'Atene di Pericle, una citt che aveva favorito in modo decisivo
lo sviluppo culturale grazie alle sue strutture politiche, alla
sete di sapere dei suoi abitanti, alla sua ricchezza economica.
Vera vincitrice delle guerre contro i Persiani, Atene aveva
acquistato una eccezionale consapevolezza di s, della sua
specificit, della sua diversit. Con i vantaggi della vittoria -
non ultimo la nascita di un impero politico-commerciale - Atene
viveva il suo grande momento: era ricca, potente, democratica,
libera, bella, imperiale;  scuola della Grecia  l'aveva definita
Pericle nell'encomio in commemorazione dei morti del 435 avanti
Cristo
Nei discorsi pubblici del grande uomo politico, riportati da
Tucidide, avvertiamo ancora oggi tutto l'orgoglio di chi poteva
dire di s: Sono cittadino ateniese. Socrate, nell' Apologia-
dopo aver affermato: [...] O miei concittadini di Atene, io vi
sono obbligato e vi amo; ma obbedir piuttosto al dio che a voi -
continua: e finch io abbia respiro, e finch io ne sia capace,
non cesser mai di filosofare e di esortarvi e ammonirvi [...] e
parlarvi al mio solito modo, cos: "O tu che sei il migliore degli
uomini, tu che sei Ateniese, cittadino della pi grande citt e
pi rinomata per sapienza e potenza [...] (Platone, Apologia, 29
d). Sempre Socrate, nel dialogo di Platone Gorgia, aveva parlato
di Atene come della citt dove regna la pi ampia libert di
parola (Platone, Gorgia, 461 e). E proprio ci che gli abitanti
di quella straordinaria citt erano stati capaci di fare aveva
orientato l'attenzione dei filosofi sul mondo dell'uomo.
Soprattutto impressionava il sistema politico che la citt (plis)
si era dato: la democrazia, questo nuovo e straordinario nmos,
inventato dagli uomini per dare a se stessi giustizia e ordine.
Nell'Atene imperiale di Pericle si recarono molti fra gli uomini
pi illustri e clti dell'intera Grecia. Ad alcuni di essi fu
sufficiente poco tempo per comprendere che nella citt,
soprattutto dai giovani delle famiglie pi in vista, era molto
richiesto qualcuno che insegnasse come fare carriera nel mondo
della politica: la politik tchne, la tecnica - ma sarebbe
meglio dire l'arte - della politica, che in un sistema
democratico consisteva nell'arte del dibattere (dialettica) e
nell'arte oratoria (retorica). Chi era in grado di insegnare
l'arte della politica poteva diventare ricco, stimato, potente,
famoso.
Nacque cos un nuovo tipo di scuola; per la prima volta nella
storia della Grecia era una scuola a pagamento. Coloro che vi
insegnavano ebbero il nome di sofisti. Essi, che in genere non
erano Ateniesi, assumevano verso le lotte politiche interne alla
citt uno sguardo scientifico, realistico e disincantato, che
ben si adattava alle ambizioni dei loro giovani allievi. Questi
appartenevano alle pi facoltose famiglie della citt e il loro
desiderio pi grande era avere successo nella politica.
Apparentemente lo studio si riduceva alle tecniche per far
prevalere la propria opinione su quella degli avversari. Ma fin
dall'inizio fu chiaro che l'insegnamento della politik tchne
comportava una serie di problemi di grande rilevanza filosofica.
Le tecniche di convincimento, che venivano elaborate, misero in
crisi il concetto stesso di verit oggettiva; si scopr il potere
persuasivo della parola nei rapporti umani, mentre la
radicalizzazione delle posizioni e del dibattito port alcuni fino
al pessimismo gnoseologico (non  possibile conoscere nulla) e al
nichilismo ontologico (nulla esiste).
I sofisti non furono un fenomeno isolato.
La tradizione filosofica, influenzata dalla grande personalit di
Platone, tende a separare nettamente i sofisti da Socrate e dal
pi famoso dei suoi discepoli, Platone stesso. I contemporanei,
per, non colsero una differenza cos netta e furono piuttosto
propensi ad accomunarli tutti nel numero dei nuovi maestri che con
il loro insegnamento mettevano in crisi l' thos della citt.
Anche noi preferiamo assumere questo punto di vista, e
considerarli tutti esponenti di quella grande generazione della
filosofia, che ha arricchito la nostra cultura di straordinarie
riflessioni sull'uomo, sulla societ e sulla politica; anche
perch appare evidente che Socrate e Platone sarebbero addirittura
impensabili senza i sofisti.
Convinti che la semplificazione talvolta aiuti la comprensione,
riconduciamo le varie posizioni del dibattito filosofico alle due
principali, fra loro contrapposte.
Da un lato quella di coloro che eliminarono il criterio (tn
anaironton t kritrion, Sesto Empirico, Contro i matematici,
settimo 60, frammento 80 B 1 DK), cio qualsiasi fondamento
oggettivo dei giudizi, esercitando cos una critica demolitrice
della filosofia delle origini. Fra questi Protagora con i suoi
Discorsi sovvertitori (Lgoi katabllontes). Da parte dei nemici
del criterio si arriv ad affermare un assoluto relativismo, cio
l'impossibilit per la ragione di pervenire ad una Verit
oggettiva e di superare il piano della dxa (opinione).
Dall'altro lato la posizione di coloro che non si rassegnarono al
soggettivismo e alla crisi dell' thos della loro citt e
reagirono, cercando per un criterio oggettivo pi solido di
quello tramandato dalla tradizione. Questi secondi filosofi erano
invece i sostenitori della possibilit di arrivare alla Verit
oggettiva, inattaccabile dalla critica.
Le due posizioni sono sintetizzabili con le parole di Protagora:
L'uomo [non l'uomo-Umanit, ma gli uomini, ogni singolo uomo] 
misura di tutte le cose (pnton chremton mtron estn nthropos,
frammenti 80 A 1 e 80 B 1 DK); e con quelle di Platone: Per noi
la misura delle cose  Dio soprattutto (o d Thes emn pnton
chremton mtron n ee mlista, Platone, Leggi, quarto, 716 c).
Il confronto tra coloro che ritenevano pi consono alle capacit
della ragione ricondurre le sue pretese a un fondamento soggettivo
e i sostenitori della possibilit di conoscere una Verit
oggettiva si svilupp in un grande dibattito sull'uomo, sulla
politica, sulla conoscenza (soggettiva-oggettiva) e sulla Verit;
in esso filosofia e politica s'intrecciavano continuamente.
Entrambe le parti difendevano le loro posizioni e le sostenevano
con le armi di una dialettica raffinata, ma mostravano anche un
coinvolgimento che andava molto al di l dell'impegno
intellettuale. L'esempio pi famoso e a tutti noto  quello di
Socrate, che volle essere maestro della sua citt e testimone
della Verit fino alla prova suprema. Ma, come  stato ricordato,
non fu l'unico a subire pesanti conseguenze per le sue idee
filosofiche.
Filosofia e crisi dell' thos di Atene.
L' thos di Atene, cio la religione, la tradizione, il diritto,
l'insieme di quei valori comuni su cui sempre si fondano l'unit,
la compattezza e la forza di un popolo, vennero messi a dura prova
dall'analisi critica di questi nuovi filosofi, e pertanto il loro
insegnamento cominci ad essere ritenuto pericoloso. La reazione
di Atene era inevitabile. Essa s'intrecci con la lotta politica
interna alla citt stessa, che negli anni della guerra del
Peloponneso fu particolarmente accesa. Vale la pena ricordare
alcuni episodi, in cui  evidente il rapporto thos- politica-
filosofia

1) Lo storico Plutarco ricorda che, vivendo ancora il grande
statista Pericle, un certo Diopite, suo avversario politico, fece
approvare un decreto contro l'empiet. Il testo del decreto,
sempre secondo Plutarco, era questo: Sono passibili di denuncia e
vanno processati coloro che non credono negli di e che tengono
lezioni intorno alle entit celesti (Plutarco, Vita di Pericle,
32). Obiettivo diretto era il filosofo Anassagora, indagatore dei
fenomeni celesti e amico di Pericle; obiettivo indiretto Pericle
stesso. Lo statista consigli ad Anassagora di allontanarsi da
Atene, e lo aiut a fuggire. Un altro filosofo, il sofista
Protagora, anch'egli amico di Pericle, fu bandito dalla citt
sotto l'accusa di empiet a causa della sua dottrina sugli di. I
suoi libri furono bruciati con atto pubblico

2) Nel 423 avanti Cristo fu messa in scena la commedia di
Aristofane Le nuvole, che, dietro il tono burlesco e canzonatorio,
costituiva un vero e proprio atto di accusa contro Socrate e
contro i sofisti, considerati atei e corruttori dei giovani.
Direttamente ad Aristofane si rifar Socrate, nell'autodifesa
durante il processo del 399: Socrate accusa Aristofane di essere
stato il primo di una lunga lista di calunniatori, che da tanti
anni influenzavano l'opinione pubblica contro di lui (confronta
Platone, Apologia, 18 d, 19 c)

3) Nel 415 avanti Cristo si colloca il celebre episodio dei
Meli. Gli abitanti di Melos, isoletta delle Cicladi, osarono
mantenersi indipendenti da Atene durante la guerra del
Peloponneso; costituivano quindi un pericoloso esempio per altre
pleis che avrebbero potuto tenere lo stesso comportamento. Gli
ambasciatori inviati per chiederne l'immediata sottomissione
affrontarono l'argomento con queste parole: Non vi infliggeremo
un'infida lungaggine di parole sostenendo che a buon diritto
esercitiamo il dominio perch a suo tempo sconfiggemmo i Persiani
(Tucidide, Storie, V, 89). Infatti, proprio le vittorie sui
Persiani a Maratona e a Salamina, che avevano salvato tutta la
Grecia dal dominio dei barbari, avevano dato agli Ateniesi la
giustificazione morale del grande impero che avevano realizzato
negli anni seguenti. Ma questa giustificazione non era in grado di
legittimare un dominio che con il tempo si era fatto pi vasto ed
opprimente. Per questo gli ambasciatori ateniesi preferirono
passare subito alle minacce, manifestando una logica di potenza
senza veli. I Meli rifiutarono di sottomettersi, invocando a loro
favore l'aiuto degli di, garanti della giustizia e punitori della
empiet (y bris) (Tucidide, Storie, V, 104). Gli Ateniesi
risposero che anche gli di obbediscono alla legge del pi forte:
Questa legge non l'abbiamo stabilita noi, n siamo stati noi i
primi ad avvalercene; l'abbiamo ricevuta da chi ci ha preceduti e
a nostra volta la consegneremo a chi verr dopo, ed essa avr
valore eterno: e sappiamo bene che anche voi, se vi trovaste a
disporre di una forza pari alla nostra, vi comportereste come
noi.
E' difficile dimostrare che il dialogo sia avvenuto veramente nei
termini in cui lo riporta Tucidide, visto che si svolse in forma
privata. Quello che appare evidente  che in esso si esprimono
idee politiche strettamente legate all'insegnamento di alcuni
sofisti: Trasimaco, Callicle e altri. Questo insegnamento era
emerso dal dibattito sul rapporto tra natura (phy'sis), unica
valida e uguale per tutti, e le leggi (oi nmoi), diverse da luogo
a luogo, quindi aventi solo valore convenzionale. Nel dialogo
Gorgia Platone ci presenta la tesi del sofista Callicle, che
afferma le leggi essere fatte dai deboli per la tutela dei deboli,
il cui obiettivo massimo  l'uguaglianza; mentre il criterio usato
dalla natura  del tutto diverso: esser giusto che il migliore
prevalga sul peggiore, il pi capace sul meno capace. [...] che il
pi forte comandi e prevalga sul pi debole (Gorgia, 483 c-d; la
tesi  stata ripresa, nel diciannovesimo secolo, da Friedrich
Nietzsche, che ha definito Platone l'antico tipico socialista,
dopo aver giudicato il socialismo stesso come un movimento dalle
aspirazioni nel senso pi profondo reazionarie, Umano, troppo
umano, aforisma 473)

4) Nell'anno seguente, il 414 avanti Cristo, avvenne un altro
episodio, forse ancora pi significativo ed importante per le
conseguenze che ebbe: la distruzione delle erme. Molte di queste
statuette di di, che ornavano le vie della citt, furono
distrutte durante la notte: subito si diffuse la notizia che,
probabilmente, era stata la bravata di un gruppo di giovani
delle famiglie pi in vista della citt, cui si aggiunse la voce
che gruppi di aristocratici osavano mimare in case private le
cerimonie pi riservate dei misteri eleusini. Questi furono
interpretati come due gravissimi atti di empiet, come un'offesa
alla religione e come esempio dell'opera di corruzione esercitata
dai nuovi maestri sulle giovani generazioni. Da un punto di vista
politico si grid al complotto degli aristocratici contro il
governo democratico. Vennero arrestate alcune persone, che furono
invitate alla delazione. Uno degli arrestati, Androcide, di
nobile famiglia, fece il nome di Alcibiade come uno degli artefici
della profanazione delle erme: questi fu accusato di empiet e
messo sotto processo. Nel frattempo per egli era partito con la
flotta verso Siracusa, a capo di una spedizione militare per la
conquista di quella citt, alleata di Sparta. In seguito,
raggiunto, gli fu ordinato di tornare indietro, per difendersi
dalle accuse che la citt gli muoveva (Tucidide, Storie, sesto,
53). Ma Alcibiade si spavent e fugg. Egli era stato discepolo di
Socrate e dei sofisti (vedi il Simposio di Platone, ambientato,
sembra, nel 416 avanti Cristo), ed  facile immaginare quanto il
suo comportamento scandaloso (invece di affrontare il processo si
era rifugiato presso il nemico spartano) coinvolgesse i nuovi
maestri e il loro insegnamento. La spedizione in Sicilia si
risolse in un disastro, da cui Atene non si riprese pi

5) La sconfitta subita in Sicilia port a una profonda crisi il
sistema democratico. Le classi alte cominciarono a complottare per
abbattere il potere legittimo: i tentativi si concretizzarono in
una serie di omicidi politici e alla fine in un colpo di stato,
che impose l'oligarchia dei Quattrocento (411). Il ritorno degli
ordinamenti democratici nel 410 non ferm il dilagare della
corruzione e della demagogia, come dimostra, ad esempio, il
processo e la condanna a morte degli strateghi della battaglia
delle Arginuse, che pur avendo riportato la vittoria sulla flotta
nemica, furono accusati di non aver soccorso i naufraghi. La
faziosit nello scontro politico e l'ambizione, che avevano
portato a giustificare perfino il tradimento, furono determinanti
per la sconfitta decisiva degli Ateniesi nella battaglia di
Egospotami (404).
6) Alla sconfitta militare segu per Atene l'esperienza dei Trenta
Tiranni, saliti al potere con l'appoggio dei nemici. Il nuovo
governo mostr che cosa pu essere un potere fondato non sulla
legge, ma sulla forza e sull'arbitrio.
L'esponente pi importante (e pi malvagio) del governo dei Trenta
fu il sofista Crizia. Crizia, come Alcibiade, era stato allievo di
Socrate: questo rapporto avr un peso non indifferente nel
processo e nella condanna di Socrate da parte dei democratici.
Senofonte - che di Socrate si reputava discepolo fedele - fa
notare che Crizia e Alcibiade, finch frequentarono Socrate,
riuscirono a temperare le passioni, e che solo quando l'ambizione
prese il sopravvento nel loro animo si allontanarono da Socrate e
si diedero alla vita pubblica (Memorabili, I 2, 12; frammento 88 A
4 DK)

7) Al prezzo di una ferocissima guerra civile tornarono la
democrazia e la legalit. Uno dei primi atti del nuovo regime fu
il processo a Socrate. Anito, uno degli accusatori, era uno
stretto collaboratore di Trasibulo, l'eroe della lotta contro i
Trenta Tiranni e massimo esponente del nuovo potere. Quindi,
attraverso uno dei suoi uomini pi in vista, il regime democratico
fu coinvolto direttamente nel processo. Lo stesso Socrate
riconosce che il ruolo pi importante nel processo  svolto da
coloro che lo hanno accusato da molti e molti anni, e senza mai
dire niente di vero; accusatori che Socrate teme assai pi da
Anito e i suoi amici, sebbene anche questi siano accusatori
terribili (Platone, Apologia, 18 b)

